Appennino Reggiano. Passo Pratizzano – Monte Ventasso – Lago Calamone – Passo Pratizzano

Difficoltà: E – Escursionistico.

Itinerario su sentieri e mulattiere.

Dislivello significativo. Non è richiesto un allenamento specifico, se non l’abitudine alle camminate di più ore

 

Durata: 5 ore circa

Dislivello salita: mt. 650

Dislivello discesa: mt. 650

Segnavia: Sentieri CAI 667, 661, 667A.

Altitudine dell’escursione: tra 1203 e 1727 mt. slm
INFORMAZIONI UTILI

Equipaggiamento obbligatorio: zaino, scarponi da escursionismo, acqua (1 lt circa) e cibo per le soste e per il pranzo al sacco, giacca impermeabile e/o mantella adatta anche a temperature “fresche”, pile o maglione pesante, pantaloni da escursionismo, copricapo.

Equipaggiamento consigliato: guanti, occhiali da sole.

 

Partenza: Passo di Pratizzano – Comune di Ramiseto (RE)

Il percorso inizia nei pressi del Rifugio Pratizzano, 1203 mt, posto al margine della piana ricavata dal prosciugamento di una antica torbiera. Si segue per un breve tratto la strada asfaltata che dal Passo conduce a Vallisnera per poi imboccare il segnavia num. 667. Siamo sulla antica “via Parmesana” che da Parma conduceva a Sassalbo e Fivizzano in Lunigiana attraverso la valle dell’Enza, della Lonza e il Passo dell’Ospedalaccio. La sua importanza era tale che su di essa passava il confine ducale tra Parma e Modena, ed ancora oggi tra i comuni di Ramiseto e Collagna. Inoltre secondo il progetto dell’ingegnere ducale Bolognini di fine XVIII sec., la futura via militare di Lunigiana (attuale Statale 63) doveva passare proprio di qua, dalla Sparavalle per Montemiscoso e Borra Scura (Pratizzano era parmense) per seguire la vecchia via Parmesana. Poi il tracciato fu spostato ad est per allontanarsi dai confini parmensi. La via è profondamente incavata nelle argille, dopo secoli di passaggi di muli e bestiame. La grande varietà vegetazionale ne fanno un percorso didattico ideale, dove la faggeta cedua si alterna a salici nella aree umide, ginepro e rosa nelle radure inselvatichite, conifere nei rimboschimenti.

Il sentiero inizialmente scende verso la valle profonda del Rio di Collagna e poi procede per una lunga salita, seguendo il tracciato di un’importante mulattiera che da Collagna e Vallisnera saliva, attraverso il Passo di Pratizzano, verso la Val D’Enza. Passando per vecchi pascoli divisi da muri a secco si giunge ai piedi della Punta di Salteria, rimboschita a conifere e poi, continuando a salire per costa aperta sopra il borgo di Vallisnera, all’inizio del crinale SW del Monte Ventasso, lasciando sulla sinistra il Lago Verde nascosto tra le conifere. Raggiunto il bivio con il sentiero 661 (che conduce in discesa al Lago Calamone) lo si segue in direzione Monte Venstasso per ripida salita, sempre sul crinale SW, giungendo prima ad un passetto che segna il limite del bosco e poi, per ripidi pratoni, alla cima del Monte Ventasso, 1727 mt.

Il Monte Ventasso è una delle cime più panoramiche e caratteristiche del versante emiliano del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. La posizione isolata – un’importante piramide – ne fa un osservatorio privilegiato sulle alte valli del Secchia e dell’Enza, con qualche scorcio attraverso la depressione dei passi Cerreto e Ospedalaccio verso il Mar Ligure, oltre naturalmente all’intera cerchia alpina se limpido. Costituito da una possente stratificazione di arenarie sedimentarie precipita sul versante Secchia per centinaia di metri, verso i borghi di Nismozza e Aquabona, più dolci invece i versanti occidentali e meridionali, rivestiti di faggi e radure. Attorno alla vetta si possono riscontrare belle fioriture primaverili di crochi, genziane e rose. Sulla vetta fu posta una croce a ricordo di tre alpinisti reggiani deceduti nel 1957 sul Pizzo Palù nel gruppo del Bernina. Poco sotto la vetta sul versante occidentale perirono alla fine degli anni ‘80 quattro volontari del soccorso sanitario in elicottero, il cippo si trova presso il lago.

Dalla cima si ritorna, questa volta in discesa, seguendo lo stesso percorso, fino al bivio con il sentiero 667. Lo si lascia per proseguire sul sentiero 661, che in ripida discesa scende al Lago Calamone (o Lago del Ventasso), dove è disponibile un confortevole bar-ristorante.

Il lago, di origine glaciale, fu creato da esarazione glaciale favorita dalla faglia tra le arenarie della vetta e le più tenere ed antiche argille e calcari sottostanti. Sopravvisse allo stadio lacuale per lo sbarramento di una lunga e tortuosa morena, oggi ricoperta da faggete e rimboschimenti a conifere. Denominato da sempre Lago del Ventasso, solo a fine XIX sec. apparve sulle carte come Lago Calamone, toponimo derivato dal nome greco-bizantino delle canne palustri (kalamòn). Scandagliato persino da Lazzaro Spallanzani nel 1762 per sfatare le credenze di gorghi comunicanti con gli abissi marini (che lo trovò profondo al massimo 14 braccia), nel 1956 fu rialzato dalla Forestale di almeno 2 metri e ampliato con un piccolo sbarramento artificiale sull’emissario, il torrente Lonza, portando la profondità massima a circa 13mt.  Fu iniziata un’opera di rimboschimento dei pascoli circostanti, fino ad allora ombreggiati solo da pochi faggi secolari, in parte ancora esistenti sebbene quasi soffocati dall’avanzata del bosco negli ultimi 3 decenni. Le aree umide in corrispondenza dell’immissario maggiore e soprattutto nella riva meridionale del lago presentano una vegetazione di grande interesse botanico. Tra la fauna lacuale si distinguono la biscia dal collare, il tritone crestato, il gambero di fiume, oltre a rospi e rane, trote e tinche.

Dala riva sinistra del Lago il percorso prosegue con il sentiero 667A che per un primo tratto ripido sale verso una radura e successivamente in una valletta delimitata da un fitto rimboschimento a conifere. In estate vi è possibile trovare gruppi di cavalli al pascolo. Da qui, costeggiando il rimboschimento, si può compiere  una breve deviazione verso il bordo del Lago Verde, bella e nascosta torbiera di origine glaciale. Circondato da un rimboschimento a conifere impiantato negli anni ’60, appare oggi come un piccolo stagno residuo, quasi asciutto in estate ma ancora ricco di vegetazione tipica di zona umida.

Si prosegue passando per l’arrivo di una sciovia fino al panoramico crinale detto “Pastorale” (1491 mt.), con bella vista anche verso il Ventasso, da qui imponente, ma molto dolce. Tra attraversamenti di altre piste da sci, faggete, radure e zone di rimboschimento forestale si scende per i fianchi di una valletta fino ad una zona chiamata “Borra Scura”, vasta torbiera a quota 1265 mt.

Da qui, il sentiero conduce sulla strada provinciale che da Collagna porta a Ramiseto e quindi in pochi minuti si rientra verso il Rifugio e Passo Pratizzano. Al Rifugio Pratizzano è disponibile un bar ristorante.